15 Ottobre 1906

 
 

n quella data che ebbe inizio un’avventura che dura ormai da quasi cent’anni. Ma per comprendere come ciò sia potuto accadere bisogna cominciare dal principio.  È il 1884, ed un chimico francese diventa papà. In senso professionale, cioè solo in senso figurato. D’altronde, forse oggi nessuno ricorderebbe il nome di Vieille se non avesse messo a punto, per lo meno, la polvere da sparo senza fumo.

 
  Per questo la Francia lo ammette nell’Olimpo dei suoi figli migliori, ma non riesce a sfruttare appieno il trampolino che lui le offre.  
  Nemmeno la sostituzione della originaria “Balle M”, round nose, con la ben più moderna “Balle D” (prima palla a sfruttare, nel 1898, il piu’ razionale, dal punto di vista aerodinamico, profilo “Spitzer Boat Tail”) permette infatti alla 8x50 Lebel, di lasciarsi alle spalle la memoria delle progenitrici a polvere nera: è il profilo della parte inferiore del bossolo, derivato per risparmiare da quello della 11 mm Gras che ne fa una sorta di mostro, un centauro che non tarderà a mostrare i suoi limiti in battaglia.  
 

 
  Ma nel 1886 quasi nessuno ci pensa.  
 

Eduard Rubin invece lo fa, e compie quel “piccolo passo” in più, destinato a diventare un “balzo gigantesco”.

 
 

Rubin pensa ad un bossolo solcato da una gola, privo di sporgenze, che scorre liberamente sulla superficie di un suo gemello.  Dal corpo leggermente troncoconico, quel tanto che basta ad assicurarne l’estrazione dopo lo sparo.  Una spalla ben più inclinata, che va a sposare un analogo profilo ricavato nella camera, ad assicurare una palla centrata in canna, nonostante le inevitabili tolleranze, ed una posizione longitudinale certa e determinata ad ogni singola munizione.  Un colletto lungo quel tanto che basta a tenere la palla unita ed in asse rispetto al bossolo.

 
     
 

 
     
 

In Germania, alla Commissione Militare del 1888, l’idea piace, e la madre di tutte le munizioni moderne, la 7,9x57 J, è nata.  Viene presto chiamata anche 8 mm Mauser.

 
  Mauser,  non Rubin.  Così va il mondo.  
  Chi progetta armi se ne accorge presto, tra chi le compra solo alcuni accolgono la novità con entusiasmo. Altrove si mostra freddezza, come negli Stati Uniti d’America.  
     
 

 
  Lì bisogna aspettare il 1892 perché il 45/70 venga sostituito dal 30/40 Krag, ma solo sulla carta, perché in realtà la nuova arma con il suo debole otturatore a catenaccio (ma è manovrabile con una dolcezza insuperata) viene distribuita con parsimonia.  
     
   
     
  Il 1895 vede la meteora 6 mm Lee Navy: la sua denominazione metrica già dice quale sarà il suo destino nella terra degli “inches”. Ed è lo stesso destino di tutto ciò che è in anticipo sui tempi.  
     
 

 
  Arriva il 1898, si combatte la guerra Ispano-Americana, e 700 difensori della collina di San Juan armati di Mauser 93 in 7x57 Mauser danno del filo da torcere agli assalitori statunitensi: 1.400 di loro, su 15.000, restano per sempre sul terreno. Sia la vecchia che la nuova ordinanza sono balisticamente superate ed hanno un limitato volume di fuoco. La lezione finalmente è stata imparata, ma ci sono volute le cattive maniere.  
  Ecco che la parola d’ordine diventa: sostituire senza ulteriori indugi lo Springfield Trapdoor, la veneranda, a venticinque anni, 45/70, ed il mai amato forestiero Krag.  
     
  Passano tre anni di studi sulla cartuccia: siamo forse arrivati a quel che ci vuole?  
  Pare di no, c’è un collarino piuttosto spesso, destinato a sparire.  
     
 

 
     
  Ne passano altri due, il 1903 è un anno importante, vede mettere a punto un fucile di grande fascino, anche se nei suoi aspetti migliori copia il progetto Mauser del 1898.  
  Su quelli peggiori è meglio stendere un pietoso velo: vi si porrà rimedio col tempo.  
 

 

 
 

 
     
  Nello stesso anno il bossolo di quella che è nota come .30-’03 incorpora ormai tutte le caratteristiche delle migliori munizioni di Mauser.  
  Ma la palla ancora no, è sempre la stessa palla Cole del .30-40 Krag, una round nose: quasi nessuno la usa più, è irrimediabilmente superata.  
  Il .30-’03 la lancia ad una velocità solo di poco superiore rispetto a quanto faceva il .30-40 Krag, ma non basta: in cambio di 30 m/s in più, gli imbocchi delle rigature finiscono per essere erosi oltre l’accettabile. E poi quella palla proprio non vola bene.  
     
 

 
     
  Occorrono una polvere diversa, una moderna e leggera palla spitzer, un colletto un po’ più corto, adatto alla nuova palla, ed altri tre anni, per la .30-’06.  
     
 

 
  Venti anni dalla rivoluzione dell’8x50 R Lebel, ed un travaglio durato otto anni che se non aggiunge nulla di nuovo, permette di raggiungere la perfezione.  
  Perché perfetto è quel che risponde allo scopo, e la .30-’06 lo fa più spesso ed in un maggior numero di circostanze di quanto non riescano a fare altre munizioni.  
     
  Presta servizio in almeno quarantotto eserciti, alimentando armi che non le sono state da meno. Certo, deve tanta fortuna al fatto di essere andata al seguito dell’esercito che più di tutti è uscito vincitore dalle due Guerre Mondiali, ma è una fortuna che ha contribuito a creare.  
  Tra le moderne munizioni militari per arma lunga individuale è quella col bossolo dalla capacità più elevata: in campo civile, questo significa prestarsi bene all’impiego di propellenti molto diversi per densità e progressività, e ciò permette facilmente di usare una gamma di palle di peso anche molto diverso tra loro (da 110 fino a 220 grani).  
  Un notevole equilibrio tra potenza, versatilità e pressioni di esercizio associato ad un’ottima precisione intrinseca.  
     
 

 
  Così ha potuto diffondersi fino a rimanere ancor oggi sulla ribalta in campo venatorio, dando sempre un valido supporto a chi si è misurato con quel che cammina su quattro zampe. Pachidermi e bufali inclusi, per chi ha avuto la fortuna di poter tornare a raccontarlo: la .30-’06 è una delle migliori cartucce mai esistite, ma trova il suo limite naturale nella selvaggina non pericolosa di dimensioni medio-grandi.  
  Ha dato poi origine ad una serie di munizioni più specializzate ma anche loro indiscutibilmente validissime, negli USA (25 Niedner, 270 Winchester, 35 Whelen), come, di ritorno, in Europa: l’anti-magnum per eccellenza, la 7x64 Brenneke, nata nel 1925, è senz’altro ispirata alla più anziana .30-‘06.  
  Smessa da anni la divisa, non idonea per sfidare la selvaggina pericolosa, o per fare della caccia un tiro a segno su lunghe distanze, da tempo ha dovuto cedere un po’ di spazio a cartucce più prestanti, dello stesso calibro (300 Win. Mag.) o di calibro inferiore (7 mm Rem. Mag.), ma, al di là delle mode, resta ancora un sicuro punto di riferimento per chiunque sia vicino al mondo delle armi lunghe a canna rigata.  
     
  Frank Mancuso  
     
 
 
 

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