arco R. è un ragazzone toscano, alto, grande e grosso, con un sorriso capace di riconciliarti  col mondo.  Si interessa professionalmente di problemi venatori; ancora non lo conoscevo  quando scopersi una piccolissima magagna in un suo scritto e la feci rilevare, con la mia solita intollerante veemenza, ad un comune amico.  
  Invece di seccarsi come avrebbero fatto molti altri e mandarmi a quel paese, si mise in contatto con me,  molto umilmente riconobbe il piccolo errore ed addirittura se ne scusò. Così  siamo diventati amici.  
  Mi ha poi telefonato per avere - bontà sua -  un consiglio relativo ad un bel fucile di  sua proprietà; gli ho dato il consiglio, spero valido perché è intenzionato a seguirlo, ed ho approfittato vilmente della riconoscenza dovutami per chiedergli di mandarmi  le foto dell’arma e  tutte le notizie  in suo possesso, al fine di scrivere qualche riga  per Radica e Bajonette.  
  Purtroppo, senza vedere l’arma non è possibile redigere nulla più di una breve scheda, con molti “forse” e “sembrerebbe” ma lo schioppo di Marco merita alcune righe, se non altro per le belle incisioni e perché dà spunto, grazie al non diffusissimo schema costruttivo, ad alcune considerazioni di carattere tecnico.  
  Queste sono le informazioni trasmesse al mio amico dalla Fratelli Gamba:  
     
  " Il  fucile in  questione è un EAGLE 596 in versione speciale ; ne sono stati prodotti  poche decine di esemplari  per lo più per il mercato francese ... ed il numero 8 si riferisce al  all'armaiolo che all'epoca ne seguì la costruzione ed il montaggio, per ciò che riguarda l'incisione dovrebbe trattarsi di tale  incisore FERRAGLIO  ... "  
     
  Il punzone del BNP di Gardone V.T.indica che l’arma è stata bancata nel 1970, gli altri marchi  che si tratta di canne lunghe 71 cm  con foratura da 18,3 mm, le canne pesano 1.480       grammi e sono forate a 2 stelle la prima, inferiore, ed una stella la seconda. Sono ricavate da barre di acciaio Boehler, tra i migliori in assoluto per questa componente, ma  molto difficile da lavorare.  
     
 

 
     
  Il fucile segue uno schema costruttivo, quello Merkel,  ora poco consueto  ed anche all’epoca non diffusissimo al di fuori del paese d’origine.  Nel complesso si mostra esteticamente  molto piacevole, sebbene salti subito agli occhi il contrasto tra la bella bascula finita ad “argento vecchio” e  gradevolmente incisa  ed i legni semplicemente di buon noce, ma con una accurata zigrinatura, a passo abbastanza fine.  
  La linea  del sovrapposto risulta gradevole, anche se le caratteristiche costruttive gli conferiscono, necessariamente, un aspetto massiccio, che non dà peraltro alcuna sensazione di pesantezza.  
  La  bascula è molto alta, con il primo dei  tenoni inferiori passante; si nota una particolare appendice, approssimativamente piramidale, del tenone anteriore fuoriuscente ad arma chiusa dal petto di bascula. La sua  funzione  consiste nel contrastare, allorché le canne vengono basculate, il chiavistello della chiusura ai tenoni, impedendo che questo scorra in avanti.  
     
 

 
     
 

 
     
  A canne  basculate si evidenza la particolare chiusura superiore, tipica, pressoché  esclusiva, della scuola  mitteleuropea, la chiusura Kersten; in sostanza abbiamo una chiusura Greener  per ogni lato della canna (tanto che qualche autore la chiama semplicemente e correttamente doppia Greener). La soluzione è complessa e costosa, ma certamente  - sempre se ben fatta e soprattutto se ben effettuati gli aggiustaggi - di grandissima efficacia. In sostanza il complesso delle canne è racchiuso per  tre quarti dell’altezza  nel solidissimo guscio della bascula, trattenuto in basso da due robusti tenoni e bloccato in alto da questo doppio chiavistello che finisce per rendere quasi incrollabile  l’accoppiamento tra vivo di culatta e faccia di bascula.  
     
   
       
   
     
  Le batterie sidelock mostrano imperniatura atta a sostenere un sistema di percussione a molla indietro, che conferisce grande robustezza  alla bascula nella zone di massima sollecitazione.  
     
 

 
     
  Le”pipe” di rinforzo laterali  hanno sviluppo ampio e superficie appena convessa, come i seni coi quali si fondono senza soluzione di continuità, ed un particolare, piacevole, profilo molto spigoloso. La guardia del grilletto è anch’essa ben incisa. Il grilletto anteriore è snodato. La chiave è di disegno classico. Il tutto, oltre a conferire al sovrapposto grande robustezza, lo rende del tutto peculiare a livello estetico. Per quanto l’aspetto sia poco consueto un sovrapposto tipo Merkel è, in genere, molto gradevole a vedersi e suscita un’immediata sensazione di solidità. Ovviamente, questo si paga un po’ in termini di grammi, ma all’epoca non c’erano ancora le leghe al titanio, e così si faceva a meno di darsi il fucile in faccia se si sparava qualche cartuccione.  
     
 

 
     
  Le canne sono racchiuse, nel tratto iniziale, dall’astina, anche essa particolarmente sviluppata in altezza e composta da tre pezzi, uno da ogni lato solidale alle canne e la parte amovibile, munita di leva di svincolo tipo Auget. Le parti fisse sono unite alle canne tramite due viti, ben incise e con gli spacchi correttamente  disposti sull’orizzontale, che si innestano sul bindellino. Nell’interno dell’asta sono i martelletti  degli estrattori e sulla croce sono ben visibili le leve d’armamento, che interagiscono con quelle corrispondenti nella bascula.  
     
 

 
     
 

 
       
   
     
 

 
     
  Il calcio è a pistola, piuttosto accentuato, di buon legno di noce ben zigrinato, come quello dell’asta. Le incassature sono veramente ottime, direi di alto livello.  
     
 

 
     
  Complessivamente un gran bel fucile, anche se non finissimo; del resto i Fratelli Gamba hanno tradizionalmente  costruito armi di buon livello, come la ottima doppietta Saint Vincent, anche se non sempre il mercato  ha riservato molta attenzione ai loro prodotti concentrandola  a volte su armi meno fini, tecnicamente meno significative e magari più appariscenti.  
  Ma Marco ha un bello schioppo, e lo sa.  
     
   
       
   
       
   
       
  Mauro Minervini  
     
     
 
 
 

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