FANTASMA ALL'ALBA

 
 

di Mauro Minervini

 
       
  ubito dopo completato il mio piano di prelievo in selezione, un serio problema familiare mi ha tenuto impegnato -e mi ha  soprattutto stressato- per quasi tre settimane, impedendomi tra le altre cose (poche  più serie, molte meno) di dedicarmi alla mia grande passione, la caccia. Alla fine della scorsa settimana il problema si è avviato a felice soluzione e, come capita in questi casi, mi sono  
  sentito all’improvviso sulle spalle, tutto in un colpo, il peso, delle ansie, delle trepidazioni, del sonno perduto; per farla breve, di venti schifosissimi giorni.  
  Quale scusa ed occasione  migliore per pulire una carabina ed andarmene in giro per la Maremma? Chiamo Marco Benecchi, un caro amico che a semplice richiesta  tira fuori dal cappello a cilindro belle “ riserve” popolate di ungulati di ogni tipo. Tra l’altro abita a pochi metri dalla mia casa di villeggiatura. Ci vediamo.  
  “senti un po’, Marco, io sono tirato come una corda di violino e voglio andarmene a cercare un animale vero. Maschio, femmina, giovane o  vecchio, Daino o Capriolo  poco mi interessa,  l'importante è fare una bella cacciata seria, di quelle che se sbagli qualcosa torni a casa a mani vuote”  
  Marco capisce al volo, ci risentiamo il giorno successivo: “domani alle 5 al vecchio Dazio  Pontificio del Chiarone Ti aspetta un signore con un cappelletto…” L’indicazione, sinceramente, è assai vaga; peraltro non ci saranno molti signori, con o senza cappelletto,   in mezzo alla SS 1 Aurelia, davanti al vecchio stabile  del Dazio alle 5 di mattina.  
  La sera carico il SUV, lascio ai piedi del letto i vestiti che indosserò a caccia. In tinello, la  Winchester  70 Classic  in 264 WM, corredata di micidiali cartucce con palla da 120 grani davanti a 65 grani di Hodgdon  H4831. La cartuccia è effettivamente sovradimensionata per il Capriolo, ma ho le mie ragioni. Tra 20 giorni dovrò usare la stessa arma in Irlanda, per un Cervo al bramito, e voglio prendere con lei la massima confidenza. Inoltre da un paio di anni ho elaborato una scelta piuttosto personale, e sparo una palla morbida (in questo caso una Balistic Tip della Nosler, circa 1040 m/s di v°) se possibile nella colonna vertebrale, oppure nel costato appena più in alto e più indietro della spalla. Gli effetti sono micidiali e l’abbattimento pulito, mentre la carcassa non viene eccessivamente rovinata dall’impatto.  
     
  Il mattino successivo mi sveglio per tempo,   doccia, mi trattengo  all’ultimo momento dall’abitudine di aspergermi della mia lavanda preferita, vestito in un attimo parto con un qualche minuto di anticipo;   quando mi accorgo di aver superato il luogo dell’appuntamento torno indietro smoccolando, ma solo  un poco.  Sul piazzale c’è il simpatico accompagnatore, si chiama Mauro anche lui, Capalbiese DOC e, ovviamente, con un cappelletto in testa. Arriviamo in Azienda parecchio prima dell'alba, lasciamo il SUV vicino ad un vecchio casale. Carabina, una controllata allo zaino, binocolo al collo e via. Raggiungiamo a piedi l'appostamento; manca poco alle 5 e 30', siamo su una bella radura che sembra ideale per questa caccia.  
     
   
     
  La luce invade lentamente la valletta, il blu ed il nero  della notte si stemperano gradualmente nei colori del bosco, della stoppia e  del cielo; le forme degli alberi e degli arbusti emergono pian piano dall’ombra indefinita della macchia, la stoppia passa dal grigio al bronzo ed al rame. È l’ora del merlo che parte chioccando dalla macchie, delle prime cornacchie che solcano il cielo,   lanciando il loro richiamo gracchiante.  
     
  Ci manteniamo coperti, sdraiati in terra, in una piccola rientranza della macchia, con pochi arbusti bassi davanti. Ho deposto lo zaino (riempito di materiale leggero, ma abbastanza consistente   per supportare stabilmente la carabina, che gli appoggio sopra carica, ma ovviamente in sicura) in terra dalla parte che mi sembra più idonea all'apparizione del Capriolo; ho provato l'impostazione   ed ho  cominciato a sbinocolare. La zona più interessante mi pare quella alla mia destra, con una radura di stoppia di medica circondata dalla macchia e "spaccata nel  mezzo da una piccola siepe, alta da una settantina di centimetri a poco più di un  metro e mezzo, che si interrompe o si dirada sensibilmente per un breve tratto, circa 30 metri, posta tra noi  e la macchia, approssimativamente  a 150 metri dall'appostamento.  
     
 

Dopo una decina di minuti, mi pare di cogliere, ad occhio nudo,  un movimento furtivo nel buio della siepe. Brandisco il binocolo,  frugo con le sue lenti tra i rami e gli arbusti, nulla! Forse al buio ho visto qualcosa che non c'era.

 
  Passo ad esplorare la radura alla mia sinistra,   di nuovo torno sulla siepe e poi un’altra volta a sinistra, metodicamente,  quasi ritmicamente per qualche  minuto; colgo nella siepe un altro movimento indistinto, altra sbinocolata a vuoto. La luce si intensifica leggermente, seguito ad esplorare sistematicamente il terreno circostante soffermandomi sui punti più interessanti, poi ecco di nuovo che mi pare di percepire una presenza nel posto dove avevo notato precedentemente qualcosa; ma questa volta anche lo Swarovski ha un'allucinazione e nelle sue lenti, per una frazione di secondo,  percepisco un'ombra del colore di un Capriolo, che si muove come un Capriolo. Ci siamo,   è  lui !  

Quando uscirà, se non sarà disturbato, per rientrare nella macchia dovrà forzatamente passare dietro la siepe e si scoprirà nel breve tratto dove questa si dirada. Solo lì potrò sparare senza il rischio che un ramo devii la palla del 264.  

  Senza dire nulla al buon Mauro, sposto lo zaino  nella posizione più idonea a sfruttare il campo presumibile di  tiro, ci poggio sopra la carabina, sempre in sicura, provo la tempestività di acquisizione dell’eventuale bersaglio dove ho visto muoversi il Capriolo.  
  Ormai, le probabilità di tirare in quella direzione sono altissime, ma do velocemente un colpo d'occhio alla mia sinistra; non sarebbe la prima volta che, mentre osservi un animale coperto da una parte, da quella opposta  te ne passa un altro tranquillo tranquillo, al pulito, magari con un trofeo da medaglia. E tu te ne accorgi quando anche lui si è accorto di te,  ed è fuggito o si è coperto definitivamente.  
     
  Mentre appunto cerco di evitare un rischio del genere, sento un colpettino sulla spalla. È " l' altro Mauro" che mi fa:  
  " È uscito un Capriolo da dietro la  fratta; accidenti, ecco che cosa guardavi da prima! "  
  Mi giro con calma, frugo di nuovo nella siepe col binocolo, non vedo nulla; passano attimi lunghissimi, nelle lenti ancora solo arbusti, stoppia e cespugli, ma sono certo che “lui” è ancora lì; poi, dalla vegetazione più fitta emergono lentamente, come al rallentatore,  prima la testa e poi il tronco di un animale certamente giovane; l'animale appare lentamente, pare fluttuare come un fantasma nell'aria lattiginosa del mattino. Lo guardo nelle lenti del binocolo mentre lentamente esce allo scoperto, il capo  appena celato da alcuni rametti, sembra presentare un modesto trofeo, ma il tronco è ben visibile e l'assenza del pennello mi convince che sono i rami ad ingannarmi e che siamo, con ogni probabilità, davanti ad una sottile. La Caprioletta pascola tranquilla, ma se avanza di pochi passi si coprirà di nuovo. Lo zaino è al suo posto, ma l'accompagnatore, anche lui sdraiato in terra,  si è spostato un poco e  mi impedisce di distendermi canonicamente sull'addome. Se mi fa posto, rischia di allarmare la femmina. Inoltre debbo fare una scelta legata alle caratteristiche balistiche della cartuccia. La mod 70 è tarata a 250 metri, è ancora abbastanza buio,  non sono certo della distanza dell'animale, che mi pare sui 150 metri, quindi con un'elevazione, seppur leggera,  del punto d'impatto su quello mirato. Vorrei tentare il solito colpo alla colonna, ma questo dubbio  sulla distanza mi lascia perplesso, rischio di passare alto di un dito. Attingere la  spalla col 264 sarebbe troppo distruttivo. Sviluppo velocemente questo ragionamento mentre porto il reticolo sull'animale e  decido di centrarne la “croce” sulla base del petto, qualche  cm. dietro la spalla; sono certo al 90% della distanza, ma anche se l'avessi valutata male (siamo comunque  tra i 100 ed  i 200 metri, in quel punto  la traiettoria è certamente ancora ascendente ) così la palla attingerebbe sicuramente i polmoni.  
     
  Del resto,   sono sempre stato dell'idea che a caccia non si possa andare troppo per il sottile e perdersi in filosofie, ma sia essenziale  supplire con lo spirito d'adattamento, l'esperienza e la prontezza delle decisioni a tutte quelle cose che non abbiamo, e delle quali ritengo eticamente corretto fare a meno:il rest, la solidità della seduta, la certezza della distanza, l'immobilità del bersaglio  e le mille altre cose che ci facilitano il compito  quando tiriamo ai pezzi di carta. Mandare via un animale (cosa che peraltro non mi capita da anni), purché non ferito, non sarebbe poi un dramma. Sostengo da sempre che gente che spara decentemente abbia il dovere di rendersi le cose  un po’ complicate, anche a costo di  rischiare una padella, È per questo che non amo i reticoli col compensatore, le torrette con le tabelle balistiche, gli anemometri, i telemetri utilizzati a tutto spiano, i cannocchiali tipo “osservatorio stellare”. Non dico di tornare all’arco, ma vivaddio già tirare con una cartuccia che non scende mai in terra come la 264 WM  mi sembra un vantaggio sufficientemente  grande per non crearsene degli altri. Per quanto riguarda me, la vedo in questo modo.  
     
  Il momento è arrivato. “Festina lente”: decidi ed agisci tempestivamente ma senza perdere calma e compostezza.  Non esito, mi stendo come posso, su un fianco, di traverso rispetto alla linea di tiro, La Winchester era già lì, pronta per sparare, la appoggio (solo sul davanti. Lo so che è sbagliato, ma io faccio così da anni. . Del resto non me ne ero mai accorto, me lo ha detto Garolini a febbraio scorso. Gli animali  non leggono i manuali, non lo sanno e vanno  lo stesso in terra; vero, Gianluca ? Non chiedetemi come mi metto, me lo hanno detto gli altri, io non mi ci sono mai fatto fotografare e non lo so) in quella direzione. Tolgo la sicura.
     
 

Il reticolo va da solo  al suo posto, appena pochi centimetri dietro la spalla, sulla linea inferiore del torace della femmina che tranquillamente gusta i ciuffetti di medica nuova che affiorano nella stoppia.  

 
  È tutto a posto; non esito, carezzo il grilletto, percepisco il tuono della 264,  il Capriolo scompare alla mia vista; sento  solo  la voce di Mauro:  
  "Complimenti! Maremma budella, 'e  s'è accasciata come 'n sacco voto! Cha caspita di cartuccia gli ha tirato? "  
     
   
     
  Sorrido, sono felice come una pasqua! Ragguaglio brevemente Mauro sulle caratteristiche di questo mefitico parto della Winchester, lui mi ascolta, annuisce  e fa cenno  di andare a raccogliere l'animale. Obietto che sarebbe caso di aspettare una decina di minuti ancora,   il toscanaccio mi guarda e mi dice sorridendo:  
  "quella 'e si move solo se la si porta  via noi!"  
     
  Ci avviamo a recuperare. La sottile è in terra esattamente sull’anschuss.  L'ho colpita  di poco  alta rispetto al l punto mirato, il calcolo della distanza era corretto. Sul terreno vistose tracce di sangue, insieme ad un lembo di tessuto polmonare. Il foro d'entrata è un po' frastagliato e leggermente ovale, forse  la costola attinta si è portata via un pezzetto di muscolatura intercostale o un rametto ha disassato la palla negli ultimi centimetri; quello d'uscita è regolare, diametro circa 4 cm. La carcassa non è affatto rovinata. L'omaggio del pasto, poi le foto di rito  ( ho superato la fobia della macchina, Lucio e Marco  vogliono  documentazione fotografica per i racconti! ), procediamo all'eviscerazione. Per me nessuno stupore quando verifico che tutti gli organi interni hanno subito danni gravissimi, direi devastanti, con conseguente decesso istantaneo.  
     
   
     
 

Laviamo la carcassa, la spelliamo e ci avviamo a piedi a recuperare l'automobile.   

 
  In terra, sul tratto di strada non visibile dall'appostamento, le tracce di un paio di Caprioli e di un grosso Daino.  
  Recupero la spoglia e mi avvio verso casa. A metà strada mi raggiunge la telefonata di  Marco  
  "Complimenti. Non so cosa tu abbia fatto di preciso, ma mi hanno chiamato per dirmi che sei stato veramente bravo"  
  Mi schermisco, un po' per educazione ed un po' perché effettivamente non mi pare di aver fatto nulla di eccezionale; ma il complimento costituisce senza dubbio una sorta di  ciliegina sulla torta.  
  Tra pochi chilometri affronterò gli ultimi strascichi del problema che mi ha rovinato quasi tutto il mese di Agosto, ma lo farò col cuore più leggero ed i nervi più distesi.  
     
     
 

 
     
     
     
 
 
 

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