di Mauro Minervini (1946-2017)

 
       
  erso la metà  di marzo sto percorrendo la strada Braccianese, da  Civitavecchia a Tolfa, meglio da Civitavecchia ad una gradevole, e gustosa, trattoria di campagna.  Al mio fianco l’augusta Genitrice pensa bene di “sfruculiare” il cellulare, staccandone l’auricolare e perdendolo in giro per l’automobile.  Immediato, dopo il compimento del misfatto, il cellulare - pare la gente certe  
  cose le sappia- inizia a squillare.    
  Rispondo con un occhio alla strada ed uno al suo margine (appena sgarri escono fuori tutte le forze dell’ordine che non hai visto nell’ultimo anno) e sento la concitatissima voce di Frank Mancuso:  
  “Mauro, sono alla Royal Armouries.  C’è una doppietta Toschi.  Che facciamo?”  
  Accosto appena possibile:  
  “io sono a Civitavecchia con la famiglia e sto andando a pranzo.  A S.  Clemente non posso venire né oggi né domani, fotografala.  A proposito, quanto ne chiedono?”  
  “ Ne chiedono…. tot Euro……ma io…. sono un ex ordinanzaro; non sono sicuro di …. “  
  Lo interrompo “Guarda Frank, siamo nelle tue mani.  A quel prezzo, se l’arma è originale, non dura fino a sabato.  Cerca di ricordare le foto del servizio sulla Lebeau, sulla Army & Navy.  Fotografa il Toschi aperto, chiuso, smontato e rimontato.  Entra nel dettaglio dei punzoni e di qualsiasi cosa trovi  inciso, stampato o come sia sulle canne, sulla bascula, sul calciolo.  Fotografala, ripeto, smontata, montata, aperta, chiusa e così così.  Pesala, misurala, falle qualche radioscopia”  
  “Vabbè, ci proveremo.   speriamo vada tutto bene!!!”  
  Passano pochi giorni, e nella cassetta delle poste compare il CD con le foto.  Molto al di sopra, debbo dire, delle aspettative di Frank ma non delle mie, che non sono rimasto sorpreso dal buon lavoro fatto.  Il nostro  ingegnere è un appassionato di ex ordinanza, ma di armi in genere ne mastica abbastanza  da capire un’arma fine e saperne evidenziare  gli aspetti salienti; anche io, che non riconosco una EO  originale da una rimaneggiata, ho imparato qualcosa da chi vi si dedica.   Evidentemente frequentarci aiuta i membri del “clan” ad allargare i nostri orizzonti.  
  Ma andiamo a dare uno sguardo al fucile.  
     
 

 
     
  Ovviamente, se un’arma non la vedi, non la soppesi, la imbracci, l’accarezzi e la maneggi, le tue impressioni saranno, necessariamente, superficiali.  Ma le impressioni e le sensazioni che ti dà un Toschi, per di più di quelli “vintage” sono tanto forti che anche dalle fotografie ne ricavi tantissime.  
  La prima cosa che noto è che le canne sembrano troppo ben tenute rispetto alla bascula dell’arma che il marchio R.  (Renzo) Toschi data  tra gli anni venti e gli anni trenta.  
  In verità, il nome si è ripetuto nella “dinastia” verso gli anni 60-70, mi pare, ma sicuramente questo fucile rispecchia addirittura la struttura di base di alcuni cani esterni.  Siccome alcuni punzoni non sono chiaramente leggibili, telefono subito alla Royal, nella speranza mi possano fornire qualche dato; come previsto la bella doppietta si è subito “ accasata” e più che confermare il numero di matricola non possono.  
  Mi rivolgo allora direttamente ai Fratelli Toschi, di Lugo di Romagna.  Mi risponde una cortesissima persona, che poi saprò essere Andrea Toschi; sono fortunato.  Gli espongo il problema  e mi dice che l’acquirente è di un paese vicino alla sua officina e gli ha portato a visionare l’arma.  Le canne in effetti sono ribrunite, ma originali come tutto il resto.  Il “fucilone”, come ben lo definisce Andrea,  è dei primi anni trenta, in ottime condizioni generali.  Posso parlarne, quindi, come di un autentico Toschi.    
  Partiamo dalle caratteristiche costruttive.  
     
 

 
 

Le canne sono ribrunite di fresco e la leggibilità dei punzoni ne risente un poco

 
     
  Si tratta di un robusto sidelock, a molle avanti  
  Già dal primo sguardo ti colpiscono le dimensioni della bascula:  
     
  Altezza della tavola
  • 22 mm.
 
  Lunghezza tavola
  • 56 mm.
 
  Larghezza tavola  
 
  • 45 mm. (al vivo di culatta)
  • 47 mm. (a 34 mm. dal vivo di culatta)
  • 40 mm. (a 56 mm. dal vivo di culatta)    
 
         
  Ho esaminato in questi giorni un express in calibro 458 Winchester Magnum, costruito da Auguste Francotte. Quindi un’arma, tra l’altro usata realmente in Africa e non da appendere sul caminetto, di altissimo livello.  La tavola è alta esattamente quanto quella del Toschi, che deve sopportare “solo” le pressioni della cartuccia cal.  12.  
  Questo costituisce un eloquente segnale  della filosofia costruttiva di quest’arma e di quelle che fanno capo alla cosi detta “scuola Romagnola”.  Filosofia che si evidenzia  anche dal disegno monolitico dei seni - assolutamente non scontornati da alcun “filetto”, divisi solo  da una conchiglia lievemente incisa – e dal possente tenone posteriore, che artiglia la bascula in  maniera ben differente da quella in cui lo fanno i tenoni delle doppiette di scuola inglese.  Anche quello anteriore ha un disegno leggermente diverso da quelli albionici, ma soprattutto le dimensioni di entrambi e le superfici di contatto con le mortase, il traversino ed il catenaccio sono, come per tutto il fucile, notevolmente maggiori.  
     
 

 
 

I piani di bascula, i seni divisi da un'elegantissima conchiglia, il loro raccordo con la chiave

 
     
     
     
 

 
 

La bascula imponente: sulla faccia, con i grani intercambiabili dei percussori,  il profondo scasso del tenone posteriore e della tripla chiusura superiore. Si nota il relativo catenaccio, ma non è agevole determinare di che tipo di chiusura si tratti. In primo piano le leve di armamento ed il perno di bascula. Sulla cartella, all'altezza del travesino il perno della molla.

 
     
     
   
 

Le bascule del Toschi e dell' Army & Navy a confronto. Evidenti le differenze dimensionali

 
 

 

 
 

 

 
 

 
     
   
  I tenoni del Toschi Quelli dell'Army & Navy  
 

Evidenti le  differenze nelle dimensioni e soprattutto nel disegno di quello posteriore che nel toschi deve impegnare una mortasa ben più ampia

 
     
     
  Spesso le doppiette inglesi (quasi sempre munite di solide terze chiusure superiori) non brillavano per esattezza dell’aggiustaggio dei tenoni, mentre il triplice giro di compasso della doppietta di scuola Romagnola vantava una proverbiale accuratezza e solidità.  Anche qui i ramponi sono coadiuvati da una chiusura superiore; tra le canne una mensola, sulla faccia di bascula il chiavistello che vi si appoggia.  Dalla foto non è possibile stabilire con esattezza di quale tipo di chiusura si tratti, ma con ogni probabilità ci troviamo davanti ad una Purdey del secondo tipo. Probabilmente i ramponi, per come sono concepiti e realizzati, avrebbero fornito da soli ogni garanzia di solidità; siamo peraltro davanti all’espressione di una filosofia costruttiva che non lascia alcuno spazio ai se, ai forse, ai ma.  
     
 

 
 

La doppietta in apertura. Gli occhiali degli estrattori non superano la linea superiore dei seni, tale soluzione è classica della doppietta italiana. Si notano la robusta mensola della chiusura superiore, la lieve ed elegante incisione, la chiave e la codetta ben proporzionate.

 
     
     
  Questa bellissima doppietta è nata verosimilmente per la caccia,  ci sono  alcune caratteristiche che lasciano pensare sia strettamente legata a questo utilizzo.    
  In primo luogo le canne:  
  sono lunghe 75 cm., ricavate da uno dei migliori acciai specifici, il Poldi anticorrosione, unite col classico sistema demibloc in culatta e da un’ampia bindella lievemente concava, non zigrinata.  
  La tavola ampia  consente l’appoggio di due tubi piuttosto larghi, che non presentano pertanto la forte rastrematura, accentuatamente conica, legata a tavole meno sviluppate in larghezza.  
  per i valori di foratura possiamo rifarci ai punzoni che recano sulla parte inferiore, coperta dall’astina:  
  20, 3 (sulla sola canna destra) sta ad indicare i valori di foratura delle camere.  
  18, 5    17, 9 (canna destra), strozzatura pari  a 6\10: oggi sarebbe una ***  
  18, 4    17, 4 (canna sinistra) 10/10 strozzatura pressoché massima, pari a * odierna  
     
 

 
 

Vista inferiore della canne, con i punzoni ed i gambi degli estrattori

 
     
  le strozzature ed i  75 cm di lunghezza,  valore ricorrente nelle armi fatte per l’uso venatorio generico, danno l’idea dell’arma concepita per la caccia.  vagante col cane e da appostamento; in considerazione del peso (attorno ai 3. 4 kg) sembrerebbero oggi maggiormente idonee alla caccia d’appostamento o per la pedana, ma fucili oltre i 3 kg non costituivano, negli anni 30 del secolo scorso,  un’eccezione.  
  Le canne,  hanno quindi una foratura che lascia presupporre una destinazione non specificamente mirata  
     
  Esaminiamo poi i legni:  
  dalle foto, la piegatura non sembrerebbe eccessivamente “dritta”,  e la  piega al tallone risulta nettamente maggiore della piega al nasello.  
     
 

 
 

I valori esatti non sono definibili dalle foto, peraltro la piega del calcio non sembra discostarsi dai valori medi della doppietta da caccia.

 
     
     
  Il calcio appare quindi strutturato per la caccia e non possiede la caratteristica propria  delle armi da piccione, che facilita l’ingaggio di bersagli che tendono a montare, proprio come fanno (facevano?) gli zuritos, gli storni ed i passeri all’apertura della cassetta:  
  calcio dritto, con piega al tallone spesso inferiore ai 45 mm e “parallelo”, (valori della piega al nasello molto vicini a quelli della piega al tallone).    
  Le “gocce” che ornano il calcio dietro l’ovale  della cartella sono evidentemente un po’ consumate a causa di diverse operazioni di manutenzione, quindi il calcio è verosimilmente coevo all’arma, che nasce con questa impostazione.  
     
 

 
 

Il calcio col plastron per le iniziali del proprietario, il legno sembrerebbe notevole ma la gommalacca non gli rende giustizia; da notare il calciolo in corno, l'elegante disegno delle gocce che non a caso riprendono il movimento della chiave, l'incassatura ineccepibile anche nei punti più difficili.

 
     
  L’astina è piuttosto snella, sempre in relazione alla struttura complessiva, e anche questa caratteristica farebbe escludere una precipua vocazione per il  tiro al volatile.  Le magliette porta cinghia potrebbero essere state aggiunte successivamente, ma certo depongono a favore dell’utilizzo venatorio.  
     
  La doppietta è munita di estrattori automatici, come appare dalle foto dell'astina  
     
 

 
 

L'astina con il classico sgancio a pompa ed i martelletti degli estrattori

 
 

 

 
     
 

 
 

 
 

L'astina dell'Army & Navy paragonata a quella del Toschi. Da questo particolare apparentemente secondario emerge tutta la differenza tra  due filosofie costruttive

 
     
     
  Fare più che un cenno su questo e sugli  altri   particolari tecnici, non avendola esaminata direttamente, sarebbe scorretto ancor  prima che azzardato.  
  Quello che si vede indiscutibilmente anche dalle foto è che si tratta di un’arma veramente di gran livello, nonostante l’obbiettiva difficoltà di conciliare finezza, solidità e grande semplicità.  La linea rimane assai filante, il calcio all’inglese (d’obbligo col bigrillo) dà la netta impressione di trovare ottimo  appoggio sulla spalla, senza infastidirla, proprio grazie alle proprie dimensioni.  Ricordo un articolo di un grandissimo campione ed uomo d’armi, Ennio  Mattarelli; parlava dei solidi fucili  della sua  Romagna e dei loro parimenti solidi calci che paragonava alle “code di luccio” delle doppiette inglesi, mi è tornato alla mente appena ho visto questo bella e florida creatura dei Toschi.  
     
  La linea delle cartelle è pulitissima, ed altrettanto pregevole ne appare, almeno in foto, la tiratura.  In mancanza di questi due elementi, il gradevolissimo ed ottimo bordino, di leggerezza piacevolmente contrastante con la grave struttura,  sarebbe stato misero ornamento del nulla.  Qui invece conferisce ariosità al tutto, sottolineando con eleganza le classiche forme opulente create da quel Rubens dei fucili che fu Renzo Toschi.  
     
 

 
 

Una eccellente  tiratura delle superfici è irrinunciabile se si vuole ornarle con un raffinatissimo, leggero bordino, che non perdona e non maschera difetti  ed incertezze

 
     
     
 

 
 

Il calcista conosceva il suo mestiere non meno bene di chi ha messo mano alle parti metalliche. Incassatura e zigrino sono anch’essi esemplari

 
     
  Lo stesso bordino sottolinea gradevolmente il bel petto di bascula, dal quale fluidamente  emergono i nastri.  Brummelliana filosofia dell’eleganza come  negazione dell’apparire.  
     
 

 
 

Il petto di bascula finemente inciso è racchiuso tra due eleganti nastri. È inciso anche il tenone anteriore, passante.

 
     
  La codetta di bascula, è ampia e corposa, la chiave d’apertura ha linee superiori eleganti e slanciate, sfuggenti all’indietro e si inserisce con opulenta rotondezza tra i due seni corposi.  
  La guardia  assai  ampia, proporzionata,  protegge ed evidenzia i bei  grilletti; la curva che forma quello posteriore ed il suo rapporto col disegno dell’anteriore esprimono grande armonia che si completa nel dolce ovale della guardia stessa.  
     
 

 
 

La codetta ed i seni, appena divisi dalla lieve conchiglia che si raccorda con la bascula, le dimensioni e la solidità evidente testimoniano la filosofia costruttiva. Seni, codetta a chiave rappresentano un insieme di grande equilibrio estetico; anche il cursore della sicura è in perfetta armonia. In questo particolare si evidenzia la rara capacità di sucitare insieme sensazione di eleganza e potenza.

 
     
     
  Le canne da 75 centimetri  contribuiscono non poco all’eleganza complessiva, chè un “fucilone” di cotanta struttura  risulterebbe, con canne più corte, assai meno gradevole.  Gradevolezza cui contribuisce l’astina, anche essa slanciata ma mai esile, perfettamente inserita in questo grande equilibrio generale.  
     
  Ho riguardato contemporaneamente le foto di questa Toschi, il mio Army & Navy, il Lebeau che appare in queste pagine.  Ne ho rafforzato la conclusione che l’arte dei Toschi, degli Zanotti, dei Cortesi, dei Fabrizioli, nulla ebbe ad invidiare a quella dei Purdey, dei Westley Richards, dei Boss, dei Francotte e dei Lebeau.  Queste armi si inseriscono, di diritto, nell’Olimpo  del fucile da caccia.  Fino all’apparire delle prime doppiette caratterizzanti la scuola Bresciana, è a loro che dobbiamo rendere il merito di aver tenuta alta anche in questo campo, da soli,  la tradizione dell’arte, del gusto, dell’eleganza Italiani.  
     
 

 
 

Il calciolo in corno, con le viti finemente incise. Anche in queste piccole cure si esprime la passione del Maestro Armaiolo